Se sei un professionista, un consulente, un formatore, un coach, un marketer, un’agenzia o un imprenditore digitale e il tuo business sta crescendo, la prima cosa da dire è: bene ottimo, crescere è una buona notizia.
Ma in Italia, per molti professionisti, arriva un momento in cui la crescita smette di sembrare una conquista e inizia a sembrare una punizione, Quel momento, spesso, ha un nome preciso: uscita dal regime forfettario.
In questo articolo ti spiego quali esborsi / uscite dal tuo conto corrente dovrai fare fronte. In alcuni casi un vero e proprio bagno di sangue. Poi ti confronterò risutati ottenuti alle Canarie con un business confrontabile per numeri al tuo: segui fino in fondo.

Finché sei dentro il forfettario, tutto sembra relativamente semplice. Hai una fiscalità più leggera, una gestione più prevedibile e una sensazione di controllo. Poi superi certe soglie.
Il fatturato cresce. E proprio quando dovresti respirare, ti accorgi che il sistema inizia a chiederti sempre di più: non solo in tasse ma anche in IVA, contributi INPS, acconti assurdi… e comincia un lento “dissanguamento” del tuo conto corrente.
Ho sentito diversi clienti ripetermi alla nausea la stessa frase:
Marco ho dovuto chiedere un prestito per poter pagare le tasse, oppure
Mi e’ uscito del conto di piú di quanto avessi guadagnato.
Facciamo un esempio concreto: professionista con 130.000€ di utile
Immaginiamo un professionista italiano che uscendo dal regime forfettario entra in regime ordinario, iscritto alla Gestione Separata INPS, con circa 130.000€ di utile annuo.
Stiamo parlando di una persona come te che magari lavora online, vende consulenze, formazione, servizi digitali, coaching, marketing, progettazione, gestione clienti, una persona che si è fatta il mazzo, una persona che ha costruito un’attività vera.
Analiziamo cosa vedrai uscire dal tuo conto corrente.
Prima di iniziare, una precisazione importante. Non tutte le voci che vedremo sono tecnicamente la stessa cosa. L’IVA non è una tassa sul tuo utile. Gli acconti non sono una tassa in più: sono anticipi.I contributi INPS hanno natura previdenziale.
Però nella vita reale dell’imprenditore hanno una cosa in comune: ESCONO conto corrente e tutte quest’anno!
MI chiedo che senso abbia la crescita se poi questa viene interamente mangiata da un sistema che di drena sempre piú liquidità dal conto corrente. Passiamo ai numeri concreti:
1. IVA netta versata durante l’anno
Partiamo dall’IVA.
Tecnicamente l’IVA non è tua.
La incassi per conto dello Stato e poi la versi, al netto dell’IVA che puoi detrarre sugli acquisti.
Quindi non sarebbe corretto dire che l’IVA “ti tassa il reddito”.
Però, se lavori in regime ordinario, fatturi con IVA e fai numeri importanti, può succedere una cosa molto concreta:
vedi passare quei soldi dal conto e poi li vedi uscire.
Nel nostro esempio di 130.000 euro di beneficio, tra IVA incassata e IVA detraibile ti ritrovi con circa 25.000€ di IVA netta da versare, quei soldi non sono tecnicamente una tassa sul tuo utile, PERÓ quando arriva il momento della liquidazione, quei soldi escono ECCOME!
UTu li avevi visti passare sul tuo conto, ti ci eri affezionato, ti davano sicurezza, sensazione di margine, MA poi arriva la scadenza e quei soldi SPARISCONO!
💸 Prima uscita dal conto: circa 25.000€
2. INPS Gestione Separata
Poi arrivano i contributi.
Per un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS, con un utile alto, la contribuzione può arrivare a cifre importanti.
Nell’esempio che stiamo usando, prendiamo come riferimento un’aliquota del 26,07% e un massimale contributivo di circa 120.607€.
Il calcolo indicativo è questo:
120.607€ × 26,07% = circa 31.442€
Quindi, su un utile alto, puoi arrivare a vedere un’uscita contributiva di questo ordine di grandezza.
Attenzione: i contributi non sono la stessa cosa dell’IRPEF.
Hanno natura previdenziale.
Ma dal punto di vista della liquidità, ancora una volta, il punto è semplice:
sono soldi che escono.
💸 Seconda uscita dal conto: circa 31.442€
Totale progressivo: 25.000€ + 31.442€ = 56.442€
3. IRPEF a scaglioni
Ora arriva l’IRPEF.
Per rendere il ragionamento chiaro, immaginiamo questo scenario:
Utile di partenza: 130.000€
Contributi INPS deducibili indicativi: 31.442€
Base imponibile IRPEF indicativa: 98.558€
A questo punto si applicano gli scaglioni IRPEF.
Secondo il sistema attuale, l’IRPEF viene calcolata con aliquote progressive:
Primo scaglione
28.000€ × 23% = 6.440€
Secondo scaglione
22.000€ × 35% = 7.700€
Terzo scaglione
48.558€ × 43% = circa 20.880€
Totale IRPEF indicativa:
6.440€ + 7.700€ + 20.880€ = circa 35.020€
Quindi, dopo IVA e INPS, arriva un’altra uscita importante.
💸 Terza uscita dal conto: circa 35.020€
Totale progressivo USCITE: 56.442€ + 35.020€ = 💸 91.462€
4. Addizionali regionali e comunali
Le addizionali cambiano in base alla Regione, al Comune, al reddito e alle regole locali.
Per avere un ordine di grandezza, usiamo una stima indicativa del 2,5%.
Su una base imponibile di circa 98.558€, il calcolo diventa:
98.558€ × 2,5% = circa 2.464€
Anche questa non è una cifra enorme rispetto alle altre.
Ma arriva sopra tutto il resto.
E quando sei già stanco di vedere uscire soldi, anche questa pesa.
💸 Quarta uscita dal conto: circa 2.464€
Totale progressivo: 91.462€ + 2.464€ = 💸 93.926€
5. E poi arrivano gli acconti
Qui arriva la parte che molti professionisti scoprono troppo tardi.
Quando presenti la dichiarazione, non paghi solo il saldo.
Paghi anche gli acconti per l’anno successivo.
Tecnicamente gli acconti non sono una tassa in più, ma sono anticipi.
Ma quando devi tirarli fuori, il conto corrente non fa distinzioni filosofiche.
Li vede uscire.
Per semplicità, immaginiamo un acconto IRPEF dell’anno successivo pari al 100% dell’IRPEF calcolata.
Acconto anno successivo: circa 35.020€
Di solito lo vedi diviso in due momenti:
Primo acconto 40%: circa 14.008€
Secondo acconto 60%: circa 21.012€
E qui spesso arriva la mazzata psicologica.
Perché magari pensavi:
“Ok, pago le tasse sull’anno che ho chiuso.”
Invece no.
Ti trovi a pagare anche un anticipo sull’anno successivo.
E anche se tecnicamente è un anticipo, nella vita reale dell’imprenditore succede una cosa sola:
il conto corrente scende ancora.
💸 Quinta uscita dal conto: circa 35.020€
Totale progressivo: 93.926€ + 35.020€ = 💸 128.946€
Il colpo d’occhio: quanto può uscire dal conto
Ora mettiamo tutto in fila.
Su un’attività con circa 130.000€ di utile, tra IVA netta versata, INPS, IRPEF, addizionali e acconti, puoi arrivare a vedere uscire dal conto importi di questo ordine di grandezza:
| Voce | Importo indicativo |
|---|---|
| IVA netta versata durante l’anno | 25.000€ |
| INPS Gestione Separata | 31.442€ |
| IRPEF a scaglioni | 35.020€ |
| Addizionali regionali/comunali indicative | 2.464€ |
| Acconti IRPEF anno successivo | 35.020€ |
| Totale liquidità che può uscire dal conto | 128.946€ |
Ora, attenzione, lo abbiamo già detto: Non tutte queste voci sono uguali. L’IVA è neutra entra ed ESCE, gli acconti sono anticipi, i contributi sono previdenza.
Ma nella vita reale dell’imprenditore hanno una cosa in comune: 💸 dal conto corrente escono 💸.
Qui molti professionisti iniziano a farsi la domanda giusta
ha senso continuare a crescere dentro questo sistema, oppure esiste una struttura più efficiente, legale e adatta alla mia vita?
Ecco dunque che per alcuni professionisti e imprenditori, entra in gioco una valutazione seria sulle Canarie.
Non per tutti.
Non in tutti i casi.
Non in modo automatico.
Ma per alcune attività, soprattutto digitali, consulenziali e ad alto margine, può essere una delle valutazioni più importanti da fare prima di continuare a crescere.
Stai uscendo dal forfettario?
Prima di subire il passaggio all’ordinario, può avere senso capire se la tua attività, la tua residenza e il tuo modo di lavorare possono essere riorganizzati in modo più efficiente e regolare alle Canarie.
Non è una promessa. È una prima valutazione per capire se esistono i presupposti.
Richiedi una valutazione orientativaOra guarda una situazione aziendale reale alle Canarie
Adesso ti faccio vedere un confronto reale.
Non una teoria.
Non una promessa.
Non un “qui non si pagano tasse”.
Questa è la dichiarazione ufficiale della mia società alle Canarie, CANARY FUNNEL, S.L., modello 200.
Nel caso specifico, l’utile indicato è pari a:
153.052,22€
Durante l’anno sono stati versati pagamenti frazionati ( anticipi) tramite modello 202 per un totale di circa:
3.343,25€
Poi, al momento della dichiarazione annuale, con modello 200, il saldo finale da pagare è stato:
483,06€
Totale imposta societaria dell’esercizio:
3.826,31€
Facciamo il calcolo:
3.826,31€ ÷ 153.052,22€ × 100 = circa 2,5%
Quindi, nel mio caso aziendale specifico, su
l’imposta societaria effettiva è stata circa il
E al momento della dichiarazione annuale, il saldo da pagare è stato di soli:
Ho preparato anche una breve pagina dove mostro questo dato nel dettaglio, partendo dal caso reale della mia società alle Canarie.
Guarda il video sul caso realeOra fermati un secondo.
Da una parte hai un professionista italiano che, uscendo dal forfettario ed entrando nell’ordinario, può vedere uscire dal conto decine e decine di migliaia di euro tra IVA, INPS, IRPEF, addizionali, saldo e acconti.
Dall’altra hai una società alle Canarie che, nel mio caso reale, su 153.052,22€ di utile, ha avuto un’imposta societaria complessiva di 3.826,31€, con un saldo finale di 483,06€.
Non è una differenza piccola.
È una differenza che può cambiare il modo in cui vivi la tua impresa.
Attenzione: non sto dicendo che tutti pagano il 2,5%
Questa parte è fondamentale.
Non sto dicendo:
“Vieni alle Canarie e paghi automaticamente il 2,5%.”
Non funziona così. E chi te la racconta così ti sta semplificando troppo la realtà. E chi te la racconta così ti sta semplificando troppo la realtà.
alle Canarie esistono strumenti fiscali reali, legali e riconosciuti che, se usati correttamente e se la tua attività ha i requisiti, possono rendere la struttura fiscale della tua impresa enormemente più efficiente rispetto all’Italia.
Vuoi approfondire come fare impresa alle Canarie?
Puoi leggere anche la nostra guida gratuita per fare impresa alle Canarie, dove spieghiamo perché le Canarie non sono un paradiso fiscale, ma un territorio europeo con un regime economico e fiscale speciale.
Scarica la guida gratuitaMa il punto è sempre lo stesso: devi farlo bene, devi capire se puoi trasferirti davvero, devi capire dove vivi, dove lavori, dove produci reddito, dove sono i tuoi clienti, che tipo di attività svolgi, se vendi a privati o ad aziende, se lavori online o hai bisogno di presenza fisica, se puoi creare una struttura reale, coerente e documentabile, perché il problema non è aprire una società alle Canarie, il problema è aprirla nel modo giusto.
Per chi può avere senso valutare le Canarie?
Questo ragionamento può essere interessante soprattutto per chi lavora con servizi ad alto margine.
Per esempio:
- consulenti;
- coach;
- formatori;
- marketer;
- agenzie digitali;
- professionisti online;
- imprenditori che vendono servizi a clienti italiani o europei;
- attività che possono essere gestite realmente dalle Canarie GESTITE ON LINE soprattutto.
In questi casi, il tema non è solo “pagare meno”.
Il tema è costruire una struttura più coerente con il tipo di attività che hai oggi.
Perché molti professionisti continuano a ragionare come se fossero ancora nel vecchio mondo.
Studio fisico.
Clienti locali.
Presenza obbligatoria.
Territorio limitato.
Ma se oggi vendi consulenze online, servizi digitali, formazione, strategie, marketing o attività ad alto margine, forse il tuo modello di business è già cambiato.
La domanda è:
anche la tua struttura fiscale e personale è cambiata insieme al tuo business?
O stai ancora lavorando con un motore nuovo dentro una macchina vecchia?
Se stai valutando di fare impresa alle Canarie, il primo passo non è aprire una società.
Il primo passo è capire se la tua attività, la tua vita e i tuoi obiettivi possono essere organizzati in modo corretto.
Le Canarie non sono una soluzione automatica
Qui bisogna essere molto chiari, le Canarie non sono la soluzione per tutti, non basta aprire una società, magari fittizia, , non basta trasferire una residenza sulla carta, non basta guardare un video online e pensare: “Lo faccio anch’io”,
serve capire se la tua attività è compatibile,
serve capire dove vivi davvero, dove lavori, dove sono i tuoi clienti, che tipo di servizi vendi, che margini hai, che struttura ti serve, che obblighi avresti, che rischi devi evitare, e soprattutto serve capire se puoi fare tutto in modo ordinato, regolare e sostenibile, perché trasferirsi alle Canarie non è difficile, è facile farlo male.
Il vero errore è aspettare di sentire dolore
Qui bisogna essere molto chiari, le Canarie non sono la soluzione per tutti, non basta aprire una società, non basta trasferire una residenza sulla carta, non basta guardare un video online e pensare “lo faccio anch’io”, serve capire se la tua attività è compatibile, serve capire dove vivi davvero, dove lavori, dove sono i tuoi clienti, che tipo di servizi vendi, che margini hai, che struttura ti serve, che obblighi avresti, che rischi devi evitare, e soprattutto serve capire se puoi fare tutto in modo ordinato, regolare e sostenibile, perché trasferirsi alle Canarie non è difficile, è facile farlo male.
La domanda che dovresti farti oggi
Se stai uscendo dal forfettario, o sei già entrato nel regime ordinario, la domanda non è solo:
“Quanto pagherò di tasse?”
La domanda vera è:
“Voglio continuare a crescere in un sistema che ogni anno mi chiede sempre più liquidità, oppure voglio capire se esiste una struttura più efficiente, legale e adatta alla mia vita?”
Vuoi capire se il tuo caso può avere senso?
Compila il form e raccontaci la tua situazione. Un nostro agente farà una prima valutazione orientativa per capire se ha senso approfondire il tuo caso.
Meglio saperlo prima, con metodo, che scoprirlo dopo aver pagato saldo, acconti e contributi.
Compila il form di valutazioneDomande frequenti sull’uscita dal regime forfettario e le Canarie
❓ Cosa succede quando si esce dal regime forfettario?
Quando esci dal regime forfettario, entri normalmente in un regime fiscale più complesso. Devi considerare IVA, contabilità ordinaria o semplificata, IRPEF a scaglioni, contributi, addizionali e acconti. Il problema non è solo pagare più tasse, ma gestire una liquidità molto più impegnativa.
❓ Se supero 85.000€ di fatturato devo uscire dal forfettario?
La soglia del regime forfettario va verificata in base alla normativa vigente e alla tua situazione specifica. In generale, superare determinate soglie può comportare l’uscita dal regime agevolato e il passaggio a un regime ordinario, con conseguenze fiscali e amministrative importanti.
❓ Gli acconti IRPEF sono tasse in più?
Tecnicamente no. Gli acconti sono anticipi sulle imposte dell’anno successivo. Però dal punto di vista della liquidità, quando li versi, i soldi escono dal conto. Per questo molti professionisti li percepiscono come una delle parti più pesanti del passaggio al regime ordinario.
❓ L’IVA è una tassa sul guadagno?
No. L’IVA non è una tassa sul tuo utile. La incassi per conto dello Stato e poi la versi al netto dell’IVA detraibile sugli acquisti. Però, nella vita reale dell’imprenditore, può creare un forte impatto sulla liquidità, perché quei soldi passano dal conto e poi devono essere versati.
❓ Alle Canarie si paga davvero il 2,5% di tasse?
No, non si può dire in modo generico che “alle Canarie si paga il 2,5%”. Nel caso aziendale descritto in questo articolo, l’imposta societaria effettiva risultante è stata circa il 2,5%. Ogni caso va analizzato in base all’attività, alla struttura societaria, ai requisiti, alla residenza fiscale e agli strumenti fiscali applicabili.
❓ Le Canarie sono un paradiso fiscale?
No. Le Canarie fanno parte della Spagna e dell’Unione Europea. Non sono un paradiso fiscale. Hanno però un Regime Economico e Fiscale speciale, con strumenti che possono rendere la fiscalità molto più efficiente per determinate attività, se esistono i requisiti e se tutto viene strutturato correttamente. Questo é un vantaggio perché operare invece in paradisi fiscali e’ diventato sempre piú complicato e vigilato.
❓ Aprire una società alle Canarie basta per pagare meno tasse?
No. Aprire una società non basta. Bisogna valutare residenza fiscale, sede effettiva, attività reale, clienti, gestione operativa, obblighi amministrativi e sostenibilità del progetto. Il vantaggio fiscale esiste solo se la struttura è reale, coerente e ben pianificata.
❓ Per chi può avere senso valutare le Canarie?
Può avere senso soprattutto per consulenti, formatori, coach, professionisti online, agenzie digitali, imprenditori con servizi ad alto margine e attività che possono essere realmente gestite dalle Canarie. Ma ogni situazione va analizzata prima di decidere.
Hai visto i numeri. Ora il punto è capire se riguardano anche te.
Se stai uscendo dal forfettario, sei già in regime ordinario o hai un’attività che sta crescendo, il passo più intelligente non è improvvisare: è capire se la tua situazione può essere riorganizzata in modo più efficiente e regolare alle Canarie.
Compila il form e raccontaci il tuo caso. Faremo una prima valutazione orientativa per capire se esistono i presupposti per approfondire.
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